- sono troppo triste
- sono troppo felice
- sono annoiato
- sono demotivato
- sono eccitato
- devo condividere le mie emozioni con qualcuno
- non c'è nessuno con cui bere e quindi lo faccio da solo...
...e tutto ciò che è ricollegabile alla vasta gamma degli stati d'animo.
Adesso ditemi: per una persona che vive in maniera difficile il proprio rapporto con il cibo, gli stessi motivi sopra elencati non potrebbero divenire un ottimo contorno alle vecchie care abbuffate???
Io non credo ci siano molte differenza: esiste la dipendenza da cibo.
Punto e basta.
Punto e basta.
Una delle caratteristiche della dipendenza da cibo è il fastidio che si prova ad essere guardati mentre si mangia convinti che ogni sguardo che si posa su di noi è un giudizio negativo, una critica al nostro modo di alimentarci. SOLUZIONE? Mangiare di nascosto. Diventiamo degli agenti segreti, gli zero-zero-fud nati per distruggere tutto ciò che troviamo...in dispensa. A dire il vero a volte è pesante dover trovare un motivo per andare in cucina senza destare sospetti e con l'adrenalina che sale per paura di essere scoperti. Vi è mai capitato? Inoltre, se riusciamo nella nostra impresa di richiedere asilo politico tra i fornelli, dobbiamo risolvere il problema della caduta del muro-anti-abbuffate. A me la rottura della diga capita con la cioccolata Lindt: non è possibile mangiare un cioccolatino di burroso cacao e basta. Una volta assaggiato, devo avere tutta la tavoletta.
Una degli aspetti più allucinanti di tutto ciò è che odio il mio aspetto fisico ma quando incontro un alimento scatenante mi sento in estasi, felice e leggero come se stessi mangiando un alimento in grado di farmi dimagrire. Io non mangio, io uso il cibo per distrarmi dai miei problemi.
Tadà!!! Questo si che è un colpaccio: il cibo serve per distrarmi da ciò che non mi piace nella mia vita. Ma come ogni volta che si risolve un enigma, si ottiene solo un indizio per affrontare quello successivo. Mi sembra abbia senso.
Problema n. 2: come affrontare una nuova sfida se il mondo in cui vivo non riconosce l'esistenza della dipendenza da cibo? Proprio così, la società in cui viviamo, spaventata dagli eccessi di peso in una cultura ossessionata dal corpo, considera l'individuo grasso debole, sciatto, indisciplinato.
- DEBOLE
- SCIATTO
- INDISCIPLINATO
Chi ha deciso tutto ciò? E soprattutto, se effettivamente quest'ultima
abominevole affermazione corrispondesse al vero, come mai le persone che
soffrono di BED sono in costante crescita?
Perché la dipendenza dall'alcol viene riconosciuta come una malattia mentre la definizione di dipendenza dal cibo indica solo una persona che mangia troppo?
La dipendenza dal cibo è una malattia, ma ciò non significa che tutti quelli che hanno qualche chilo in più ne soffrano. L'allarmismo non è tra i miei obbiettivi. Il confronto si.
In questo articolo, ho preso in prestito alcune parti di un libro che ho trovato a tratti illuminante. Le ho confrontate con alcune esperienze vissute in prima persona e mi ci sono riconoscita alla grande...sono persino arrivata a pensae che l'autore mi conoscesse personalmente...
Nello specifico, ciò che mi è particolarmente rimasto impresso è che:
- il primo passo per una vita serena è quello di terminare la guerra ingaggiata contro noi stessi
- esiste la dipendenza dal cibo
- la dipendenza dal cibo è una malattia
- riconoscerlo non è la soluzione, ma un passo in avanti
- è necessario confrontarsi con una società in cui l'aspetto fisico è indispensabile
- E' POSSIBILE CAMBIARE LE COSE
Quest'ultimo punto è quello che in assoluto m piace di più. Per oggi direi che , almeno per me, la carne messa al fuoco è fin troppa.
Buona serata


11 commenti:
ecco, io non ho mai avuto una vera e propria dipendenza da cibo..non ho mai sofferto di abbuffate/digiuni e cose simili. Ma certo, un po' di ossessione (paura i ingrassare/voglia di buttare giù quei 3/4 chili) sì... Ed effettivamente l'unica cosa su cui bisogna lavorare, è il fattore psicologico... quello fisico è solo una conseguenza!
Sentire di dipendere da qualcosa è davvero brutto e sfiancante...e la sensazione che provi quando ne vieni fuori è di liberazione immensa!
Adesso non mi pongo il problema del giudizio altrui quando a tavola faccio il bis di qualche pietanza.
Sono cose vissute tanto tempo fa...ricordi sbiaditi...in bianco e nero.. Eppure rileggere questa pagina (scritta originariamente circa 2 anni fa) mi commuove. Sono una persona forte..ne sono venuta fuori perchè mi voglio bene e non c'è niente che non possa fare. Basta volerlo ;)
"Diventiamo degli agenti segreti, gli zero-zero-fud nati per distruggere tutto ciò che troviamo...in dispensa. A dire il vero a volte è pesante dover trovare un motivo per andare in cucina senza destare sospetti e con l'adrenalina che sale per paura di essere scoperti"
Non sapete quante volte l'ho fatto quando ero a casa..per la paura del giudizio di mio papa'!
......la dipendenza da cibo è un vero problema ma molte persone lo sottovalutano, convinti che ci piacca mangiare, punto e basta. Ma come si può pensare che dopo aver mangiato una torta intera o una scatola di biscotti ci sia ancora piacere????Possibile che le persone non capiscano che il cibo sia solo un riempitivo o un modo per placare le ansie che attanagliano la vita!!!
Solo chi ci passa può capire.
Grazie a tutte per queste condivisioni. So quanto possa essere difficile parlarne per chi ci è passato...
Ma sono anche molto felice dell'attenzione posta a questa problematica da chi dice di non aver vissuto personalmente la dipendenza dal cibo. Dimostra una grande sensibilità e attenzione all'altro, e non è da tutti!!
Son d'accordo con Desdemona che dice "Solo chi passa può capire", e con Susanna che parla della "paura di essere scoperti".
Sono sempre più convinta del fatto che chi ha vissuto (o vive) questo tipo di disagio abbia il dovere di parlarne.
In primis per se stesso, perchè non è giusto provare vergogna e soccombere al senso di solitudine attanagliante.
In secondo luogo credo sia necessario diffondere questo tipo di pensieri anche per aiutare chi si trova nel turbine di queste emozioni senza capire cosa gli stia accadendo e che continua a sentirsi il "diverso".
Siete donne forti e coraggiose e avete tutta la mia ammirazione!!!
Ecco una cibo-dipendente che si riconosce in tutto ciò che dici (compreso l'effetto scatenante del cioccolato). Me ne sono resa conto sul serio alcuni mesi fa, anche se avevo il sospetto da tempo... ora sono in cura da uno psicoterapeuta che mi ha confermato che ho un BED e che il cacao è la mia droga; per il momento non ho avuto grandi risultati, nella mia testa si è instaurato un meccanismo così difficile da spezzare che ha il sopravvento su tutto... e il desiderio di ingozzarmi di dolci e altre schifezze di nascosto non mi molla.
Ecco una cibo-dipendente che si riconosce in tutto ciò che dici (compreso l'effetto scatenante del cioccolato). Me ne sono resa conto sul serio alcuni mesi fa, anche se avevo il sospetto da tempo... ora sono in cura da uno psicoterapeuta che mi ha confermato che ho un BED e che il cacao è la mia droga; per il momento non ho avuto grandi risultati, nella mia testa si è instaurato un meccanismo così difficile da spezzare che ha il sopravvento su tutto... e il desiderio di ingozzarmi di dolci e altre schifezze di nascosto non mi molla.
Ciao, scusami se ti rispondo solo adesso. Innanzi tutto vorrei ringraziarti perchè hai condiviso qualcosa di molto personale ed essendoci io passata, so bene quanta forza e quanto coraggio siano necessari per scrivere di se;)
La cosa bella in tutto questo, è che finalmente i disturbi alimentari vengono trattati come malattie degne di nota e, soprattutto, di rispetto. Inoltre è assolutamente possibile venirne fuori!! Il percorso è lungo e irto di difficoltà...ma star bene si può e, come dico sempre io, l'unione fa la forza!!!! Ben venuta tra noi!
Sono straconvinta da un bel pezzo di essere cibo-dipendente. Se esco collego il posto dove sto andando o dove devo passare con quello di qualche bar, pizzeria, ristorante o altro, dove posso consumare qualcosa di buono. Si passa dal dolce al salato senza problemi. Nel momento in cui mangio non mi sento grassa, anzi, ma poi se mi guardo allo specchio e vedo i 20 kg accumulati negli ultimi 2 anni, mi vedo obesa. La dietologa non sa piú che fare con me. É triste che familiari e medici non riconoscano questa dipendenza
sto vivendo questa bruttissima esperienza e sento di non farcela da sola... come avete fatto voi ad uscirne?
io credo di avere questa dipendenza, cerco di dimagrire ma è come se il cibo mi chiami, non sono obesa ma mi rendo conto di non avere il controllo, mangio quando non ho fame e mentre mordo il cibo penso " grassa grassa calorie grasso" ma non riesco a fermarmi. Quando sono triste ricorro al cibo come consolazione con molti rimorsi... a volte mangio talmente tanto che mi fa male lo stomaco,non eccessivamente sia chiaro non sono a determinati livelli ma mi rendo conto di aver esagerato più del solito. in oltre quando penso ad un determinato cibo non resisto devo mangiarlo.... è come un circolo vizioso. avete consigli? ho provato a distrarmi, ad uscire, a mettermi degli elastici ai polsi da tirare ma nulla mi distrae. CONSIGLI?? :)
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