Ho una mente impostata sulla schematizzazione e cerco di sfruttare questa pignoleria nella vita di tutti i giorni semplificando concetti astrusi.
Questa bella premessa ha come proseguimento logico la distinzione di 3 tipi differenti di mangiatore:
- mangiatore normale, che mangia quando ne ha voglia, smette quando è sazio e soprattutto non è ossessionato dal pasto successivo;
- mangiatore con problemi, che lotta con il cibo e con il proprio peso cercando di mantenere l'equilibrio calorico mangiando meno durante la settimana per potersi concedere "sgarri" durante il weekend. Legge le etichette, interpreta i valori nutrizionali e il suo rapporto con il cibo non rappresenta un dramma esistenziale;
- mangiatore compulsivo, che è talmente ossessionato dal cibo e dal suo aspetto fisico dal porre tale questione al centro della sua vita, privandosi di altre esperienze (fenomeno conosciuto come cibocentrismo!).
Ognuna delle figure descritte ha caratteristiche ed esigenze differenti. Non importa in quale categoria ci si pone, l'importante è riconoscere il gruppo di appartenenza e iniziare da lì.
Fino a qualche mese fa mi sarei senza dubbio collocata nella situazione peggiore (ho un certo amore per le situazioni melodrammatiche) ma se devo essere sincera, il cibo occupa una fetta ancora molto grande nella mia vita...ma meno di un tempo. Sono una borderline...esponente della terza categoria recessa-promossa in seconda...Fico!!!!
E’ da un po’ che finalmente vedo la situazione meno nera di quanto lo sia (parlando sempre dal punto di vista del cibo/dieta, eh!). Mi piace ficcanasare nei vari forum in cui più o meno superficialmente si parla di anoressia, bulimia e disturbi vari. Gli schieramenti sono differenti: da chi parla di "povere creature che hanno perso il senno" a che dice che si tratta solo di una forma estrema di pigrizia in cui vivono "le pappemolle che non riescono ad imporsi autocontrollo e forza di volontà".
Nel primo caso mi trovo a rispondere che ci sono persone fuori di testa senz'ombra di dubbio ma che associare il disordine alimentare alla follia mi sembra un po’ esagerato. Nel secondo caso mi viene da sorridere: noi pelandroni e privi di forza di volontà? Noi pappemolle? Ma avete idea dello sforzo sovrumano che serve per decidere di mettersi a dieta, contare le calorie, ingozzarci, star male e ricominciare il circolo nuovamente? Avete mai sentito parlare di colui che disse "Forte non è chi non cade, ma chi ogni volta riesce a rialzarsi"? Beh, la maggior parte delle persone che hanno problemi con il cibo sono i migliori esponenti di questa filosofia, almeno per i seguenti motivi:
- almeno una volta a stagione decidiamo d metterci a dieta;
- per la prima settimana siamo capaci di andare avanti con pane ed acqua;
- riconosciamo di avere un problema e non ci nascondiamo dietro un dito (o una quercia a seconda della stazza);
- ci impegniamo per migliorare noi stessi cercando di scoprire sempre nuovi potenziali.
E voi, in che gruppo vi collochereste?


2 commenti:
Ciao! volevo solo dire che condivido.. penso di collocarmi nella categoria di mezzo.. sto cercando di non raggiungere la terza.. :( ...
Come fare?! bacio!
Ciao!! Penso che il fatto che tu riesca a collocarti in una determinata categoria, possa voler dire che hai una capcità di autoanalisi e che questa non è delle più pessimiste (altrimenti ti saresti collocato/a nella terza, non trovi?) Per quanto riguarda il "come fare" ...beh...credo che l'unica via (o almeno quella in grado di garantire buoni risulatati) sia quella di concedersi del tempo per capire quali meccanismi mettiamo in atto prima di addentare dei cibi (soprattutto quando siamo già sazi) e lavorarci su per allentare eventuali tensioni. Ovviamente questo lavoro è possibile farlo solo se non ci sono problematiche più profonde per le quali sarebbe opportuno consultare un medico che ci guidi. Per il resto, in questo blog vengono raccolti e condivisi diversi strumenti di auto-analisi utili ad imparare come avere un rapporto più sereno con il cibo. Se ti va torna a trovarci!
Posta un commento